Rispondeva più o meno così Massimo Troisi nel suo celebre primo film "Ricomincio da tre" per ironizzare su un vecchio stereotipo che vuole che un meridionale al Nord sia un emigrante.
Una ricerca della Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), che prende in esame la mobilità territoriale, la condizione professionale e occupazionale dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea, sostiene che per i neolaureati meridionali mancano alternative; le partenze negli ultimi anni sono triplicate, mentre chi resta si affida a conoscenze e raccomandazioni per cercare lavoro. (L'articolo su repubblica.)
Non so cosa significhi lasciare la propria casa per cercare lavoro. Il mio è stato un percorso differente, ho attraversato l'Italia in direzione Nord per frequentare l'Università, carico di sogni e speranze. Non avevo preso in considerazione l'idea di trapiantarmi (ero un "turista per studio"). Ho avuto la possibilità di abituarmi ad un altro ambiente gradualmente; prima gli studi, poi il lavoro, infine il matrimonio. Adoro Bologna, intendiamoci, adoro anche i suoi difetti, ma resta pur sempre una matrigna (nel senso buono del termine) per me. Per questo non posso capire cosa possa significare partire per cercare lavoro, con quali speranze, quali sogni (non possono essere uguali ai miei).
Mi è capitato spesso di sentire usare da alcuni miei conterranei termini dispregiativi nei confronti di chi (a loro dire) ha abbandonato le proprie radici per effettuare una scelta semplice.
Già, come se davvero fosse semplice.
Mi è capitato spesso anche di sentirmi fare da alcuni miei concittadini d'adozione domande del tipo: "Se ti manca il tuo paese, perchè non torni a viverci?".
Già, come se davvero fosse facile.
Una ricerca della Svimez, (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), che prende in esame la mobilità territoriale, la condizione professionale e occupazionale dei laureati meridionali a tre anni dalla laurea, sostiene che per i neolaureati meridionali mancano alternative; le partenze negli ultimi anni sono triplicate, mentre chi resta si affida a conoscenze e raccomandazioni per cercare lavoro. (L'articolo su repubblica.)
Non so cosa significhi lasciare la propria casa per cercare lavoro. Il mio è stato un percorso differente, ho attraversato l'Italia in direzione Nord per frequentare l'Università, carico di sogni e speranze. Non avevo preso in considerazione l'idea di trapiantarmi (ero un "turista per studio"). Ho avuto la possibilità di abituarmi ad un altro ambiente gradualmente; prima gli studi, poi il lavoro, infine il matrimonio. Adoro Bologna, intendiamoci, adoro anche i suoi difetti, ma resta pur sempre una matrigna (nel senso buono del termine) per me. Per questo non posso capire cosa possa significare partire per cercare lavoro, con quali speranze, quali sogni (non possono essere uguali ai miei).
Mi è capitato spesso di sentire usare da alcuni miei conterranei termini dispregiativi nei confronti di chi (a loro dire) ha abbandonato le proprie radici per effettuare una scelta semplice.
Già, come se davvero fosse semplice.
Mi è capitato spesso anche di sentirmi fare da alcuni miei concittadini d'adozione domande del tipo: "Se ti manca il tuo paese, perchè non torni a viverci?".
Già, come se davvero fosse facile.
1 commento:
ciao brain, già che ci sei spiega loro che ti tocca mangiare del pane che con il pane (ah il nostro pane...) non c'entra niente! mah.
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